Varese

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Su Varese

Varese (Baretium in latino; Varés in dialetto lombardo occidentale) è un comune della Lombardia di 81.747 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia. È il settimo comune più popoloso della Lombardia (dopo Milano, Brescia, Monza, Bergamo, Como e Busto Arsizio). Fino al 1927 era un comune dipendente dalla provincia di Como. Fa parte della Regione Agraria n° 4 - Colline di Varese, del Parco Regionale Campo dei Fiori, e della Rete delle Città Strategiche (RECS). Sorge sulle rive dell'omonimo lago, il Lago di Varese. Viene chiamata Città Giardino per merito del molto verde che si può trovare nell'ambito del comune a cui contribuiscono senza dubbio i giardini e i parchi delle molte ville che qui sono state costruite. L'hinterland della città è chiamato Varesotto.

Le prime tracce di un insediamento abitativo ritrovate sul territorio risalgono alla Preistoria, infatti i numerosi reperti esposti nel museo di Villa Mirabello e i ritrovamenti di insediamenti palafitticoli sull’isolino Virginia dimostrano che il territorio era abitato già nel 5000 a.C. Nonostante ciò non si hanno notizie precise della città se non sino alla tarda epoca imperiale, quando il villaggio, un piccolo villaggio di origine gallica, cominciò ad assumere una certa rilevanza in quanto collocato lungo strategiche vie di transito. Infatti, nei pressi di Varese, c'era una via di comunicazione che collegava Milano con la attuale Svizzera attraverso la valle, proseguendo per la Valganna, Ponte Tresa e di lì fino al Ticino. Questa via era molto utilizzata da mercanti e i militari.

Nel corso del XIII secolo, la vita del borgo si rafforza grazie soprattutto alle attività mercantili che avevano epicentro nel mercato alla Motta. Il borgo viveva la sua prima espansione territoriale racchiuso entro sei direttrici specifiche segnate da altrettante porte: la porta Rezzano che si trovava in fondo all'attuale via Marcobi e immetteva sulla strada per S. Maria del Monte; la porta Regondello; la porta di S. Martino vicino all'omonima chiesa; la porta Milano, la porta Motta e la porta Campagna. In un documento risalente al 922 viene citata per la prima volta la chiesa di Varese. Di circa un secolo successivo, 1068 è la citazione di Varese come sito di mercato.

Sempre in epoca medievale, Varese entra a far parte del contado del Seprio in cui resterà fino alla sua caduta, e successiva annessione da parte del Ducato di Milano. Dopo l’anno mille vennero costruiti sul territorio numerosi presidi difensivi, in particolare vennero erette numerose torri difensive, allo scopo di controllare l’accesso al borgo e avvistare per tempo un nemico pronto ad entrare nella pianura Padana da nord. Alcune di queste torri quali, la torre di Masnago, facente oramai parte dell’omonimo castello, la torre Mozza e soprattutto la torre di Velate, bene tutelato dal FAI, sono tuttora visibili. Un altro sito difensivo degno sicuramente d’importanza è il Castello di Belforte, che ospitò, nel 1164 e nel 1175 l’imperatore Federico Barbarossa in occasione delle sue discese su Milano. L’importanza del Castello di Belforte è testimoniata anche dai varesini che nel 1168 entrarono nella Lega Lombarda venendo definiti come quelli di Belforte. L'accresciuta rinomanza del borgo è testimoniata dall'elezione di Guido da Velate, territorio posto ai margini settentrionali del borgo, come arcivescovo di Milano nel 1045. Il prelato, fedele all'imperatore Enrico III, si schiera contro il papato e i Patari, un movimento eretico diffuso nel nord Italia. Durante la guerra che oppose i Visconti di Milano e i Torriani di Como, il borgo alleato dei milanesi, venne saccheggiato dai Comaschi che non risparmiarono distruzioni di presidi difensivi, tra cui la torre di Velate, così come di altri insediamenti. Nel 1237 Varese combatté a fianco di Milano contro l'Imperatore Federico II di Svevia, nipote del Barbarossa.

Al Trecento risalgono i primi statuti che regolavano la vita cittadina, fondata su una sostanziale e privilegiata autonomia di governo che durò, tranne rare eccezioni, fino alla seconda metà del 1700. Una grande e importante stagione è quella vissuta dal borgo all'avvento di Carlo Borromeo in qualità di arcivescovo di Milano. Infatti egli modificò l'istituzione ecclesiastica di Varese e contribuì a consolidare la fama del monastero di Santa Maria del Monte che da lì a poco avrebbe visto aprirsi una delle più importanti fabbriche artistiche della Lombardia. La fabbrica che prevedeva la realizzazione di una grande via che dalle pendici del Sacro Monte raggiungesse in vetta il santuario ebbe inizio quando il cappuccino Padre Aguggiari riuscì a raccogliere la somma di 1 milione di lire imperiali. Conclusasi nel 1680 la realizzazione della via Sacra vide la partecipazione di artisti celebri quali il Morazzone e il Cerano sotto la direzione iniziale dell'architetto Giuseppe Bernascone. L'impresa, che trasforma Varese in un autentico baluardo del cattolicesimo contro la minaccia protestante, viene condotta pur attraverso gravi crisi epidemiche, tra cui la più famosa è quella del 1628, citata dal Manzoni ne I Promessi Sposi.

Un grande cambiamento avviene nel corso del XVIII secolo. Nel 1752 il borgo diventa anche se per poco tempo, un centro della politica internazionale: qui, infatti, si tiene il congresso per definire i confini della Svizzera. Dal 1757 Varese diventa capoluogo dell'omonima provincia. Pochi anni dopo fa il suo primo apparire Francesco d'Este, duca di Modena e governatore di Milano. Lo stesso Francesco nel 1766 ebbe in feudo il borgo dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria. Di fatto, la storica e secolare autonomia di Varese andava definitivamente perduta. La città seppur per breve periodo si trasforma in una corte dedita ai ricevimenti, alle parate e alle battute di caccia. La civiltà delle ville che aveva caratterizzato lo splendore urbanistico e artistico del suo territorio per tutto il secolo, trova nella corte di Francesco III d'Este, il suo apogeo.

Nel 1797 Varese diviene capoluogo dell'effimero dipartimento del Verbano, per poi essere inclusa nel dipartimento d'Olona e quindi in quello del Lario. Anche la rivoluzione Francese transitava da Varese: lo stesso generale Bonaparte visita il borgo nel 1799 accompagnato da Giuseppina Beauharnais e Murat, accolti festosamente dalla popolazione. Nel 1816, finalmente, il borgo viene insignito del titolo di città dall'imperatore Ferdinando I d'Austria, ma non riottiene il ruolo di capoluogo di provincia, venendo aggregata alla provincia di Como.

Nel 1830 fu inaugurata la pubblica illuminazione a gas e nel 1857 Varese venne elevata a rango di città regia e l'anno successivo si aprì una sottoscrizione pubblica per costruire una linea ferrata tra Varese e Gallarate, ma solo il 9 agosto 1865 il primo treno della linea Milano-Varese entrò in città.

Il 23 maggio 1859 nell'ambito della seconda guerra di indipendenza i Cacciatori delle Alpi al comando di Garibaldi occuparono la città, che difesero vittoriosamente contro un attacco austriaco il 26 maggio 1859 in quella che è chiamata la Battaglia di Varese. La città viene formalmente annessa da Garibaldi al regno di Sardegna, ma tuttavia la città venne abbandonata pochi giorni dopo dai Garibaldini che si ritirarono verso Laveno, minacciati dall'avanzata austriaca. Gli austriaci guidati dal generale Karl von Urban ritornati in città pretesero il pagamento di un pesantissimo tributo, che naturalmente non poté essere pagato dai Varesini. A quel punto, il generale austriaco ordinò di bombardare la città indifesa per rappresaglia, prima che essa venisse rioccupata. Sul campanile della basilica di San Vittore e su alcuni edifici storici come la villa dei Biumi sono tuttora presenti i segni di tale bombardamento effettuato da località Belforte. La rioccupazione austriaca della città durò tuttavia poco, infatti il grosso delle truppe imperiali fu quasi subito spostato a sud, dove poi vennero pesantemente sconfitti, dall'esercito Franco-Piemontese nella Battaglia di Magenta e quindi costretti a ritirarsi dalle loro posizioni.

Con il passaggio al Regno di Sardegna, Varese rimane nella provincia di Como, all'interno della quale divenne capoluogo dell'omonimo circondario. L'Unità nazionale costituì il trampolino di lancio per lo sviluppo economico e sociale di Varese. Da quel punto in poi Varese vide sorgere sempre più industrie desiderose di rispondere al fabbisogno crescente del sud, e fino alla prima guerra mondiale si diffusero industrie di cartiere, carrozzerie, concerie, calzaturifici, cotonifici, setifici, tessiture e ceramiche. Tanto sviluppo economico ed industriale determinò un notevole benessere della popolazione ed un ordinato sviluppo della città che ottenne il ruolo di città giardino con la realizzazione di almeno un centinaio di grandi ville con parco e di un migliaio di villette secondarie. Con l'avvento al governo d'Italia del partito fascista, nel 1927, si ebbe la costituzione della nuova provincia di Varese, che venne scelta da Mussolini come capoluogo, in quanto vi era stata una disputa fra Varese, Gallarate e Busto Arsizio per decidere quale città sarebbe stata il nuovo capoluogo. Contemporaneamente, il territorio comunale fu fortemente ingrandito, con l'annessione di 9 comuni limitrofi (Bizzozero, Bobbiate, Capolago, Induno Olona, Lissago, Masnago, Santa Maria del Monte, Sant'Ambrogio Olona e Velate. In tale periodo vi fu un ulteriore sviluppo economico e turistico del territorio, unito ovviamente ad una limitazione della libertà individuale dovuta alle restrizioni imposte del regime fascista.

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